lunedì 21 agosto 2017

Temperatura percepita. Corretta ma inutile.

Uno dei temi preferiti dai telegiornali e dalle trasmissioni meteo (o più correttamente pseudo-meteo) quando arriva l'estate è la "temperatura percepita", cioè la temperatura che uno "sente" sulla pelle indipendentemente dalla temperatura effettivamente indicata dai termometri.

Osservazione: Perché se ne parla solo d'estate? Boh!
La temperatura percepita è una grandezza che può essere calcolata (sì, calcolata, contrariamente alla temperatura vera che si misura e non si calcola) in ogni stagione.
E che può anche essere inferiore o uguale alla temperatura effettiva, non solo superiore come sembra guardando le trasmissioni pseudo-meteo.

La temperatura percepita viene calcolata tenendo conto di umidità, venti e altri parametri misurabili, usando algoritmi messi a punto da meteorologi e che vengono costantemente raffinati e migliorati (o almeno così dovrebbe succedere).
E fin qui tutto bene.

Il problema è che la temperatura che percepiamo sulla nostra pelle è soggettiva.
È vero che può essere diversa (anche molto) dalla temperatura effettiva, ma non dipende solo dai parametri misurabili di cui sopra. Anzi.
Dipende anche dal metabolismo, dalle condizioni fisiche, dall'età, dalla costituzione di ciascuno di noi.
Nello stesso identico luogo e tempo io percepisco una temperatura, mia madre quasi anziana un'altra, il bambino piccolo del mio vicino un'altra ancora e così via.

Quali conclusioni possiamo trarre da quanto sopra?
La temperatura percepita è una grandezza derivata (non misurata) corretta e non aleatoria, se calcolata seriamente, tenendo conto di tutti i parametri noti.
Ma è comunque una grandezza che non dice nulla, che non serve a nulla.
Per dare consigli alle singole persone serve un'analisi personale, per dare consigli generali basta considerare temperatura e umidità effettive.

Saluti,

Mauro.

4 commenti:

lituopadania ha detto...

Assolutamente d'accordo con te. Quando ero un (bel) po' più giovane mi capitava spesso di uscire con gli amici e di solito si finiva in qualche pub inglese o irlandese di Milano. Ora, a Milano se siamo a Gennaio/Febbraio non è infrequente che dopo mezzanotte la temperatura possa essere (leggermente) sotto lo zero. Per noi era abbastanza normale star fuori dal locale a chiacchierare in T-shirt (era l'epoca in cui non era ancora stato introdotto il divieto di fumo). Alla prima birra per uscire ci si copriva, ma alla terza il giubbotto non serviva più, proprio perché l'alcol è uno di quei fattori che modifica (anche pesantemente) la temperatura percepita.

Mauro ha detto...

Giusta osservazione.
E aggiungo: anche l'entità dei pasti influisce sulla percezione se esci subito dopo mangiato.

Vanx ha detto...

Seghe mentali che si fanno i cosiddetti "giornalisti" solo per poter continuare imperterriti a fare terrorismo mediatico sul clima. Forse non si rendono conto che con questi "al lupo al lupo" stanno spingendo la gente a ignorare completamente i VERI allarmi che il pianeta ci sta lanciando (basati sull'aumento della temperatura EFFETTIVA) - o, all'estremo opposto, a cagarsi sotto anche per quelle che sono palesemente stronzate. Temperatura reale 30°, percepita 52°? Oddio oddio stiamo morendo di caldo la massoneria gli alieni sbidiguda e rava della fava! Quando la temperatura percepita è assolutamente soggettiva: io patisco il caldo e percepisco 80° quando ce ne sono 25; la mia collega d'ufficio è una freddolosa cronica e percepisce -15° quando ce ne sono 40 - e questo alimenta la guerra permanente tra noi due per come gestirci l'impianto di condizionamento in ufficio.

Mauro ha detto...

Se con il condizionatore fate on/off a lungo fate salire il PIL, come insegna la Lezzi (M5S) 😁